|
In Italia la grafologia peritale è Terra
di Nessuno: esistono bravi periti, ma
purtroppo è anche sufficiente iscriversi al
Ruolo della
Camera di Commercio (che viene spesso
scambiato per un albo), poi all'albo (che è
un ruolo) dei CTU del Tribunale e ti ritrovi
nel campo forense il cosiddetto perito
calligrafo, che magari fino al mese prima
era una casalinga.
Pullulano
poi una miriade di sedicenti scuole,
associazioni e falsi albi, dalle
denominazioni
altisonanti, che
sono iniziative a
carattere privato,
prive di
riconoscimento
giuridico, non
rappresentative del
segmento
professionale dei
periti e consulenti
grafologi.
C'è l'associazione
professionale X che
senza riconoscimento
giuridico s'ingegna
nel riconoscere lei
le pseudo scuole e
associazioni. In
questo modo si fa il
gioco delle tre
carte: il
riconoscimento
giuridico non
esiste, ma si gioca
a riconoscersi a
vicenda, così trave
regge trave! Poi c'è
chi millanta
l'inserimento nella
banca dati del CNEL
come un
riconoscimento
giuridico, finché
qualche Pm
illuminato non si
decide a perseguire
l'ipotesi di reato!
Ci sono sedicenti
professionisti che
provengono dal
nulla, senza storia
e senza passato, dal
lavoro ai ferri, dal
fare la calza,
direttamente in
Tribunale come
perita calligrafa!
C'è la
casalinga-grafologa,
il
formichiere-grafologo,
il
palombaro-grafologo,
il
ragioniere-grafologo,
il diplomato
nautico-grafologo e così via, tutti,
ovviamente,
espertissimi e
preparatissimi.
Ci sono poi i
grafologo-morettiani
ed i grafologo-marchesaniani;
i primi (Toccati
dalla Grazia), sono
convinti delle
parole di Moretti (che nel suo
Trattato di
grafologia già a
p. 3 scrive: "La
grafologia è la mia
grafologia!"); i
secondi, sono stati toccati,
invece,
dall'Autorità
Garante che ne ha
svelato l'aspetto
ingannevole della
loro cd "Università
Internazionale della
Nuova Medicina di
Milano", "rettore"
Rolando Marchesa (che in realtà non è
università né
statale né
riconosciuta dallo
Stato e non può
usare i titoli di
"rettore", "albo",
ecc.). Infine, ci sono
i grafologi-cosmopolita,
quelli che
enfatizzano la
scuola europea o
francese o tedesca
sicuri che nessuno
ci capisce nulla. E'
come se un italiano
in un tribunale
all'estero dicesse:
"Sono grafologo
della scuola
italiana", senza
dire quale! E' un
dire tutto per dire
niente, stile "lava
più bianco", senza
di dire di cosa e di
chi.
Si consiglia dunque di diffidare di
tutti
quei "dottori" (o "professori"
o addirittura
"rettori") in
"Psicologia della
scrittura", giacché ad oggi tale
laurea, in Italia,
non esiste.
Nei
tribunali si
consiglia ai giudici
e agli avvocati di
chiedere ai
grafologi di dire il
proprio titolo di
studio legalmente
riconosciuto (scuola
statale o
riconosciuta dallo
Stato, non diplomi
fasulli dalle
denominazioni
altisonanti). Dietro sigle
di scuole
"superiori" o
"università"
nazionali o
internazionali o
verso l'Infinito e
Oltre, si può
nascondere la
semplice quinta
elementare!
In ogni caso nessuno, anche chi legge questa
rivista, deve agire o confidare senza una
consulenza legale o criminologica clinica
professionale.
|