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Il grafologo investigatore
Dott. Antonio Barone
(Dottore in Scienze dell'Investigazione, Grafologo CSI)

 

Con “grafologo investigatore” non intendo una persona che svolge la doppia professione o che si improvvisa in indagini che non gli competono, ma semplicemente il grafologo forense che possiede le necessarie competenze investigative a portare a compimento il proprio lavoro.

Si pensi a quello che è il lavoro del grafologo forense, chiamato in causa nel momento in cui c’è il sospetto di falsità di una firma/documento, quindi che si sia commesso un reato: come scrive il Prof. Fortunato, l’idea di crimine rimanda al criminologo, in quanto possiede la competenza di ragionamento necessaria per un corretto approccio verso il fatto reato. La forma mentis investigativa, che si può acquisire solo tramite studi in ambito criminologico, è necessaria in questo tipo di lavoro perché insegna a cercare l’inganno, la mistificazione e permette di mettersi al riparo da possibili grossolani errori: infatti, il primo insegnamento che il Prof. Fortunato impartisce durante i suoi corsi peritali, è quello di cercare l’errore e riconoscerlo, in modo da compiere un lavoro che tenda ad allontanarsene il più possibile, al fine garantire al Giudice un risultato certo. Un esempio di errore che il perito dotato di forma mentis investigativa non commetterebbe: in certe perizie si parla di “somiglianze” tra le scritture,  indicando quegli elementi in comune presenti sia, ad esempio, nella firma A che nella firma B. Usare questo tipo di espressione è sicuramente sbagliato per 2 motivi, uno di carattere logico e uno tecnico: dal punto di vista logico, che nella firma A e in quella B ci siano somiglianze è normale, non serve certo il grafologo per vederlo, infatti un falsario si adopera per riprodurre una firma si impegna per avere un risultato il più fedele possibile all’originale, è logico che si somigli! La somiglianza della firma A  con la firma B e proprio il punto di partenza e nulla più, se queste non avessero nulla in comune probabilmente non si chiamerebbe neanche il grafologo, che con questo metodo non aggiunge nulla di nuovo, anzi, basandosi sulle somiglianze finisce per fare il gioco del falsario! Ecco l’errore che un perito investigatore sa riconoscere ed evitare! In secondo luogo, per dovere di completezza, va detto che parlare di somiglianze è un errore tecnico in quanto la grafologia stessa si basa sull’unicità della scrittura di ogni uomo, al pari di ogni suo altro comportamento, pertanto ogni uomo avrà un suo modo di camminare, di gesticolare e di scrivere[1]. Così come Tizio e Caio possono somigliarsi, così può essere simile il loro modo di camminare o possono somigliarsi le rispettive scritture: potremmo mai dire che Tizio e Caio sono la stessa persona perché hanno entrambi i capelli scuri, il naso aquilino e il mento sporgente? Si somigliamo ma non sono la stessa persona, infatti i loro segni di identità (Dna, impronte digitali, ecc.) sono differenti. Allo stesso modo, dire che 2 scritture sono provenienti dalla stessa mano perché si somigliano è sbagliato, per fare un confronto serio bisogna basarsi sui punti di identità, che possono essere i gesti fuggitivi, la pressione in un determinato tratto, un errore ortografico, quei segni invisibili al falsario da produrre ad occhio nudo.

Ritornando al grafologo investigatore e alla competenza investigativa che tale figura possiede, và detto che il modo di pensare la perizia come un’indagine può essere utile, oltre che ad evitare l’errore, a trovare l’inganno: un grafologo tradizionale si limita a confrontare le firme e nulla più, mentre un grafologo investigatore cerca la mistificazione anche quando è ben celata, come ad esempio nel caso della firma apposta con mezzo meccanico o elettro-meccanico[2]: in questa evenienza, solitamente, la firma presenta tutte le caratteristiche grafiche e grafologiche di quella originale ma non è stata apposta dalla mano biologica dell’uomo; in questo caso l’errore è in agguato perché la firma può facilmente trarre in inganno, ma il perito che cerca l’inganno e l’errore sa che deve sempre falsificare la sua tesi[3] e non dare nulla per scontato, la sua competenza investigativa gli suggerisce di controllare a fondo il documento sul quale è apposta la firma, nel caso, ad esempio, si tratti di una cambiale, di controllare la data in cui è stata messa in produzione: proprio nel caso che il Prof. Fortunato ha risolto a Mantova, sulle cambiali utilizzate era stata apposta una data precedente alla loro entrata in commercio.

La ricerca dell’errore e dell’inganno, la valutazione degli indizi è ciò che distingue il pensiero investigativo, inteso come modo di organizzare una ricerca, in questo caso specifico la ricerca degli elementi che possono farci capire la verità su una firma; questo tipo di competenza è utile a capire che gli elementi da raccogliere a volte possono anche andare oltre il documento stesso, possono, ad esempio, riguardare la cartella clinica del soggetto a cui è attribuita la firma, che può rivelare particolari interessanti, come ad esempio che nel giorno in cui è stata apposta la firma egli fosse impossibilitato a muovere gli arti.

Pensare nei termini esposti fin’ora può essere un grande vantaggio per un perito, è una risorsa importante che viene spesso sottovalutata, mentre sarebbe auspicabile veicolare il messaggio della formazione peritale dal punto di vista delle scienze criminali: sono certo che una classe di grafologi investigatori sarebbe una garanzia per la Giustizia e per il cittadino, permettendo si evitare quei grossolani errori che, purtroppo, continuano a verificarsi nelle aule di Tribunale.


 

[1]  Questo avviene perché dopo un primo periodo di apprendimento, la scrittura viene interiorizzata e diventa espressione automatizzata della personalità. Max Pulver afferma: “ L’uomo che scrive disegna inconsapevolmente la sua natura interiore. La scrittura cosciente è un disegno inconscio, disegno di sé, autoritratto.” (M. Pulver, La simbologia della scrittura, Boringhieri, Torino 1983)

[2]  Cfr. S. Fortunato, Sul metodo e contro il metodo scientifico in perizia, "Le firme vere in senso grafologico ma false in senso reale", GraficaElettronica, Napoli 2011, e su www.criminologia.it

[3]  Cfr. S. Fortunato, Nuovo Manuale di Metodologia Peritale, Ursini edizioni, Catanzaro 2007.